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mercoledì 7 settembre 2016

VALORE DEL RAZIONALISMO IN ORDINE ALLA CIVILTÀ

R.P. Matteo Liberatore d.C.d.G.

La Civiltà Cattolica anno I, vol. I, Napoli 1850 pag. 159-182.
Chi considera i danni, le sventure, i disastri che seco recano le violente rivoluzioni politiche, non sa finir di comprendere come possano esserci di quelli che con tranquillo animo le vagheggino, e volentieri vedrebbono la loro patria in quel turbine furioso ravvolta. Che una simile indifferenza si scorga in torbidi agitatori, nelle cui viscere un freddo egoismo abbia spento ogni senso di compassione o di patria carità; che si trovi in illusi sapienti cui uno stolido fatalismo faccia ravvisare in quelle scosse e nei guasti che l'accompagnano il corso indeclinabile d'una cieca necessità; pur pure, la cosa non ci stupisce gran fatto. Ma che uomini i quali ammettono la dipendenza degli eventi dal libero concorso dell'arbitrio umano, che ritengono tuttavia sentimenti di umanità e di amore, sieno nondimeno partecipi della medesima indifferenza e direi quasi stupidezza di cuore, questo è ciò che ingenera meraviglia.

sabato 20 agosto 2016

IL PRINCIPIO ETERODOSSO È ABOLIZIONE DEL DIRITTO E DELL'UNITÀ SOCIALE (II).

R.P. Luigi Taparelli D'Azeglio d.C.d.G.

Da: Esame critico degli ordini rappresentativi nella società moderna, parte I., principii teorici, Roma 1851 pag. 46-59.
PARTE I.
PRINCIPII TEORICI DEI GOVERNI AMMODERNATI
CAPO I. — IL PRINCIPIO ETERODOSSO È ABOLIZIONE DEL DIRITTO E DELL'UNITÀ SOCIALE.[*] (§. II n° 61-74)
61. Dagli esempii fin qui accennati di principii morali foggiati o trasmutati arbitrariamente secondo il bisogno del momento nella nostra Penisola, sembrami risultare evidente con quanto nostro danno corriam pur troppo anche noi Italiani per quel pendio d'intellettuale indipendenza che tende direttamente ad annullare ogni verità e per conseguenza ogni d[i]ritto sociale. Ben potrà sopravvivere, anche se volete in molti intelletti, qualche verità individuale, capace di rannodare socialmente i consenzienti: ma questo nodo, essendo puramente accidentale, e mancante di quel vincolo esterno che chiarisce autorevolmente il vero, non può dare al d[i]ritto l'evidenza del titolo, e per conseguenza neppur la forza del concorso sociale; potrà produrre delle fazioni ma non mai l'unità sociale. Mi spiego: altro è il d[i]ritto evidente socialmente, altro quello che parla nei penetrali della coscienza: siete conscio a voi medesimo d'aver ricevuto un prestito? la coscienza intima altamente il dover restituire. Ma se non foste quell'uom sì retto che io vi credo, e ricusaste la restituzione, il vostro creditore troverebbe egli la via di costringervi in giudizio? Certo che no, se non avesse usata la precauzione d'esigere da voi un'apoca [= un contratto N.d.R.] in iscritto. E perchè? perchè il vostro debito non essendo visibile alla società,  questa non potrebbe a lui congiungersi per costringervi all'adempimento. In questo caso per altro sarebbe legata almeno la vostra coscienza, la quale a dispetto vostro v'intimerebbe di pagare al vostro creditore; talchè formerebbe fra voi due una unità d'intelletto e di propensione ragionevole, lasciando sussister soltanto il dissentimento della passione. Ma quant'altri casi possono succedere e succedono realmente tutto giorno, in cui due litiganti si persuadono con ragioni contrarie e con tutta la lealtà d'uomini onesti a strapparsi scambievolmente di mano la materia litigiosa! In simil caso ogni ravvicinamento per individual propensione è divenuto impossibile; ed appunto per questo necessaria diviene a mantenere il consorzio civile l'autorità giudiziaria. Se questa vien meno,  verrà meno con essa l'unità sociale delle volontà mancandone la base, la sociale unità d'intelletto.

sabato 13 agosto 2016

IL PRINCIPIO ETERODOSSO È ABOLIZIONE DEL DIRITTO E DELL'UNITÀ SOCIALE (I).

R.P. Luigi Taparelli D'Azeglio d.C.d.G.

Da: Esame critico degli ordini rappresentativi nella società moderna, parte I., principii teorici, Roma 1851 pag. 32-46.
PARTE I.
PRINCIPII TEORICI DEI GOVERNI AMMODERNATI
CAPO I.  —  IL PRINCIPIO ETERODOSSO È ABOLIZIONE DEL DIRITTO E DELL'UNITÀ SOCIALE. (§.II n° 41-60)

§. II.

Idea razionale del Protestantesimo.

41. Orsù dunque, che pretendete voi, Unitarii italiani? —  Aver una l'Italia. —  E con qual mezzo? —  Rendendola protestante.
Protestante! ... Ma converrà dunque che io, simile a quel cotale del Pulci,
«Vi faccia un lago di teologia;»
che torniamo alle controversie con Ecolampadio o Melantone; che risuscitiamo l'Eckio o il Gretsero: oh questi sì che sarebbero personaggi grotteschi nel secolo XIX! oh allora sì che le vedreste gemere sotto il peso, queste povere carte [1]; già non lievemente infastidite dal vedersi astrette ad inghiottir sillogismi da spiritarne.
No, no, lettor mio cortese
«Non dee guerra coi morti aver chi vive:»
lasciam costoro o riposare o urlar disperati ovunque gli abbia tratti o buona, o rea lor ventura, poichè promisi di non entrare in sacrestia. E invece di seguire quel Frate apostata alla sacrestia ove egli ci chiama, invitiamo anzi lui medesimo (e ce ne saprà buon grado), invitiamolo ad uscirne ed avventurarsi alla luce del giorno, all'aria aperta: invitiamolo a spiegarci per bocca dei suoi proseliti senza gergo teologico la sustanza dei suoi principii, che debbono formare, secondo certuni, la speranza d'Italia e del mondo.

mercoledì 27 luglio 2016

CONCETTO CATTOLICO DEL DIRITTO (I).[a]

R.P. Luigi Taparelli D'Azeglio d.C.d.G.

Da: Esame critico degli ordini rappresentativi nella società moderna, parte I., principii teorici, Roma 1851 pag. 1-16.
PARTE I.
PRINCIPII TEORICI DEI GOVERNI AMMODERNATI
CAPO I. — IL PRINCIPIO ETERODOSSO È ABOLIZIONE DEL DIRITTO E DELL'UNITÀ SOCIALE.[*] (§. I n° 1-20)
1. Non sapremmo forse trovare altra età nella storia, in cui tanto siasi ragionato di d[i]ritto e di unità sociale quanto oggidì veggiamo farsi, non essendovi ormai discordia civile che non divampi in nome della unità sociale, nè violenza sì svergognata che non si adoperi in nome dei diritti inviolabili: e per restringerci nei confini di nostra penisola, tutti sanno quali frutti abbia recati alla patria sventurata l'inalienabile diritto di nazionale indipendenza, e l'amore sviscerato degl'Italiani come fratelli: tutti conoscono l'inviolabilità dei d[i]ritti dei giudici inamovibili e le migliaia di retrogradi escluse dalla unità sociale con ostracismo sterminatore. Ma mentre i paroloni sonori ci martellavano e stancavano il timpano, qual era lo spirito che animava i petti a pronunziarli? L'uomo è libero, diceano i rigeneratori; e libero per essi era sinonimo di indipendente: e questa indipendenza era quella appunto che un frate apostata, putrido avanzo di cloaca lasciva [Lutero, N.d.R.], soffia tuttora dalla sua tomba sulla Europa da lui ammaliata coll'incantesimo di tal libertà. Il primo passo dunque, che dobbiam dare nello svolgimento del principio rigeneratore, volgasi all'esame del principio medesimo e degli effetti ch'esso de[v]e necessariamente produrre tostochè s'invisceri in una società. L'effetto è precisamente il contrario di ciò che i rigeneratori promettono: e mentre essi fanno suonare sì alto la speranza di unità pel regno inviolabile del diritto, il loro principio (e noi prendiamo a dimostrarlo) rende impossibile perfino l'idea del diritto e per conseguenza ogni vincolo di sociale unità.

sabato 16 luglio 2016

L'AMMINISTRAZIONE PUBBLICA - LA RICCHEZZA (I)

R.P. Luigi Taparelli D'Azeglio d.C.d.G.

La Civiltà Cattolica anno II, vol. VII, Roma 1851 pag. 401-417.
PRELIMINARI
SOMMARIO
1. Divario fra amministrazione e governo — 2. Si ricorda il governo ammodernato — 3. e le sue conseguenze — 4. L'amministrazione si guida colla scienza — S. Checchè ne dicano gli utilitarii moderati.
1. Le persone si governano, le cose si amministrano. È questa la espressione consueta dettata dal senso comune agli animi retti, benchè non sia mancato talvolta chi abbia voluto (e secondo [il principio] utilitario non aveva il torto come vedremo) confondere e persone e cose sotto il comun vocabolo di Amministrazione. La differenza per altro è enorme: l'Amministrazione versa intorno alle sostanze irragionevoli e per[ci]ò incapaci di lor natura di resistere agl'impulsi; il governo si rivolge ad enti ragionevoli e per conseguenza liberi: l'arte di chi amministra consiste nel far muovere, l'arte di chi governa mira principalmente a far volere.

venerdì 15 luglio 2016

LA PATRIE E LA TOLLERANZA DE' CULTI[1]

R.P. Beniamino Palomba d.C.d.G.

La Civiltà Cattolica anno XIX, serie VII, vol. III (fasc. 441, 20 Luglio 1868), Roma 1868 pag. 301-315.
L'errore della Patrie, che prendemmo a confutare in un altro quaderno, riguarda la tolleranza de' culti. Cristo medesimo, al dire di cotesto giornale, avrebbe insegnato a chiare note il grande principio della tolleranza civile, che è seguito da una gran parte de' politici di oggi. Questo principio, secondo la stessa Patrie, fu messo in pratica ne' primi e grandi secoli del cristianesimo. Ma da quel tempo in poi fu del tutto dimenticato. Dopo quei secoli la Chiesa incominciò a tenere ed a praticare, intorno a questa materia, una dottrina tutto fondata sopra vane e miserabili arguzie; ed a simili frivolezze si attiene anche la Chiesa, che al presente fiorisce sulla terra.

LA PATRIE E LA TOLLERANZA DE' CULTI

R.P. Beniamino Palomba d.C.d.G.

La Civiltà Cattolica anno XIX, serie VII, vol. III (fasc. 439, 26 Giugno 1868), Roma 1868 pag. 52-67.
I nostri lettori ricordano facilmente, che in uno dei passati quaderni noi promettemmo di confutare un madornale errore della Patrie [1]. In questo articolo atteniamo la nostra promessa.
Lo sproposito lanciato da quel giornale è: Che il grande principio della tolleranza civile de' culti e della libertà di coscienza fu insegnato chiaramente da Cristo medesimo; e che spaziando pe' grandi secoli del cristianesimo si possono raccogliere a piene mani, in favore di quel principio, fatti e testimonii di tale autorità e di tale evidenza, che a loro rincontro le vane arguzie di una scuola al tutto recente non compariscono degne di altro, che di commiserazione [2].

UN CASO DI COSCIENZA SUGLI ERRORI CONDANNATI DALLA SANTA SEDE NEL 1864

R.P. Beniamino Palomba d.C.d.G.

La Civiltà Cattolica anno XIX, serie VII, vol. II (fasc. 434, 7 Aprile 1868), Roma 1868 pag. 150-167.
I giornali così irreligiosi come cattolici si sono recentemente occupati, e si occupano ancora, nel parlare di un caso di coscienza, proposto al clero di Parigi e risoluto da esso, nel mese di Febbraio del corrente anno. Il qual caso, benchè per via indiretta, pur nondimeno andava principalmente a ferire nella Enciclica Quanta cura, che l'augusto Pontefice Pio IX diresse nel Dicembre del 1864 a tutt'i Patriarchi, Primati, Arcivescovi e Vescovi, che hanno la grazia e la comunione della Sede Apostolica; ed anche principalmente trattava di alcuni degli errori, già condannati da Sua Santità ed inseriti in quel Sillabo, che venne fuori di suo ordine insieme colla Enciclica nominata. Di qui gli uomini, che stanno sempre pronti ad offendere la Chiesa cattolica ed a contraddire alla sua dottrina, colsero il destro di falsare il senso e diminuire il valore di quegli atti rilevantissimi della Cattedra di Roma; e per mezzo della stampa sparsero a danno altrui il veleno, che ammorba i loro cervelli e i loro petti. Ma ad uno stesso tempo corsero anche per le stampe le risposte degli scrittori cattolici, i quali confutarono que' miserabili sofismi, e misero in chiaro la verità de' fatti, narrati falsamente dai giornali irreligiosi. Un tale argomento è degno, che sia toccato ancora da noi; e ciò prendiamo a fare nel presente articolo, il quale, come l'ordine richiede, incomincia colla esposizione del caso.