lunedì 22 maggio 2017

ERRORI VECCHI NELLA «STORIA DEL CRISTIANESIMO» DEL PROF. E. BUONAIUTI (III)

La Civiltà Cattolica anno 69°, vol. II, Roma 1918 pag. 140-149.

13. Altro errore modernista del Buonaiuti: evoluzione obiettiva del dogma.

Stabilendo un paragone tra S. Pietro e S. Paolo, come già aveva fatto tra Gesù e S. Paolo, il Buonaiuti dice che: «nel discorso di Pietro, della Pentecoste... si parla di Gesù con assi minor concetto del suo valore di quello che sarà poi nella predicazione paolina» (pag. 152); e che «la dottrina di Paolo suonò ben diversa da quella di Pietro» (pag. 153). Laddove «Pietro aveva cominciato ad insegnare che Iddio aveva fatto Gesù Messia premiando così quell'Uomo giusto» (pag. 545), «l'insegnamento di Paolo sorge un poco più tardi a rivoluzionare completamente l'insegnamento di Pietro. Il messaggio Paolino fu questo: Gesù medesimo è Dio» (pag. 546). E più oltre: «Paolo predicò Cristo Dio, Redentore dell'umanità e del mondo, per la sua morte di croce, sulla quale trionfò con la gloriosa risurrezione sconfiggendo definitivamente il male. Nella dottrina dell'Apostolo sono dunque contemperati e fusi insieme, attorno alla figura storica di Gesù, due diversi ordini di elementi mistici: gli elementi giudaici delle aspettative messianiche, ed elementi tratti dalle religioni dei misteri» (pag. 549).

domenica 21 maggio 2017

Il sito Progetto Barruel cambia indirizzo


Il C.S.A.B. comunica che il sito Progetto Barruel, per motivi indipendenti dalla propria volontà, ha cambiato indirizzo. Il nuovo indirizzo è il seguente:


 http://progettobarruel.hostfree.pw/

martedì 16 maggio 2017

ERRORI VECCHI NELLA «STORIA DEI, CRISTIANESIMO» DEL PROF. E. BUONAIUTI (II)[*]

La Civiltà Cattolica anno 69°, vol. II, Roma 1918 pag. 48-58.

8. Il pensiero religioso di S. Paolo del tutto alieno dalla misteriosofia.

Non è guari difficile scoprire negli Scritti dell'Apostolo quali fossero state le fonti della sua concezione religiosa. Abbiamo, nella letteratura canonica del nuovo Testamento, tre frammenti autobiografici di S. Paolo, della cui autenticità sostanziale nessuno ha mosso mai il minimo dubbio. In essi ci è dato vedere la psicologia religiosa dell'Apostolo dalla sua prima età sino quasi al termine della sua vita, verso l'anno 63.

venerdì 12 maggio 2017

CONCETTO CATTOLICO DEL DIRITTO (II).

R.P. Luigi Taparelli D'Azeglio d.C.d.G.

Da: Esame critico degli ordini rappresentativi nella società moderna, parte I., principii teorici, Roma 1851 pag. 16-31.
PARTE I.
PRINCIPII TEORICI DEI GOVERNI AMMODERNATI
CAPO I — IL PRINCIPIO ETERODOSSO È ABOLIZIONE DEL DIRITTO E DELL'UNITÀ SOCIALE. (§. I n° 21-40)
21. Abbiam dunque finalmente analizzata interamente l'idea fondamentale del d[i]ritto. Ogni d[i]ritto è una forza morale, che un uomo esercita sull'altro, manifestandogli una qualche verità; questa verità debb'esser pratica, vale a dire debb'esser tale, che spinga ad operare; de[v]e spingere in modo irresistibile chi non voglia negare la ragione: il principio irresistibile dell'operare è la natura, principio di movimento impresso in ciascun essere dalla Virtù creatrice: ordinate sono le azioni quando mirano allo scopo di natura ossia del Creatore di essa: quest'ordine ci conduce naturalmente a felicità: per lo che colui che manifestandomi l'ordine mi rivela un dovere, lungi dal gravarmi ostilmente, mi offre la mia felicità, il mio vero bene.

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sabato 10 dicembre 2016

L'apostolato Cattolico (I)

R. P. Giovanni Perrone d. C. d. G.

Prefetto Degli Studii Nel Collegio Romano
Da: L'Apostolato cattolico e il proselitismo protestante ossia L'opera di Dio e l'opera dell'uomo, parte I, L'apostolato Cattolico, Genova 1862 pag. 5-33
Il bel nome di Apostolo fu consacrato dalle labbra medesime del divino Redentore, quando, come narrasi da san Luca, dopo aver passata la notte sul monte orando, fattosi dì, chiamò i suoi discepoli e dodici ne trascelse, cui diede il nome di Apostoli; Factum est autem in illis diebus, exiit in montem orare et erat pernoctans in oratione Dei, et cum dies factus esset, vocavit discipulos suos, et elegit duodecim ex ipsis, quos et Apostolos nominavit [1]. Così quel nome, che secondo la sua naturale significazione dinota un messo o legato spedito ad annunziare ed a trattare a voce autorevolmente qualche grande affare, nella bocca di Cristo fu consecrato qual nome di dignità e di officio divino, ond'Egli distinse i primi banditori dell'Evangelio, ch'Egli stesso mandò a predicare per tutto il mondo. Con tal nome Egli raccomandò ai popoli questi suoi eletti discepoli; siccome quelli che non si assumevano da sè stessi l'officio di predicare, nè insegnavano le proprie dottrine, nè cercavano la loro gloria, ma erano mandati dal divin Redentore siccome nunzi dei suo Vangelo per la gloria di Dio e per la salute delle anime.

martedì 6 dicembre 2016

I Gesuiti. Favole e leggende.

La Civiltà Cattolica

anno 59°, vol. II (fasc. 1392, 12 giugno 1908), Roma 1908 pag. 721-726.
È frequente nella storia il formarsi attorno a persone, a istituzioni, o anche a semplici avvenimenti, una nube di leggende così fitta, che dia le traveggole anche ad uomini chiaroveggenti e assai bene intenzionati. Ma la nube diviene addirittura fosca tenebria, quando all'errore della immaginazione si aggiunga l'argomento della mente, il malvolere e la potenza, con l'arte e la calunnia del tristi.

martedì 22 novembre 2016

LA MORALE DEI GESUITI IN TRIBUNALE

La Civiltà Cattolica

anno 79°, vol. II (quad. 1868, 14 aprile 1928), Roma 1928 pag. 122-134.
«Il fine giustifica i mezzi?» È lecito a chi si propone un nobile intento, far uso di mezzi essenzialmente malvagi per raggiungerlo?, e in tal caso si può ammettere che i mezzi malvagi adoperati, vengano purificati, santificati dal fine al quale sono diretti?

mercoledì 16 novembre 2016

IL PROCESSO HOENSBROECH-DASBACH DI COLONIA

La Civiltà Cattolica

anno 56°, vol. IV (fasc. 1327, 26 settembre 1905), Roma 1905 pag. 3-19.
SOMMARIO: I. I gesuiti non hanno nè possono avere altre dottrine che quelle della Chiesa. — II. Vertenza Hoenshroech-Dasbach e processo di Colonia circa la famosa massima: «Il fine giustifica i mezzi». — III. Esposizione dei motivi per la sentenza di assoluzione. — IV. Testimonianze non sospette sul valore della causa e della sentenza. — V. Riflessione i conclusione.

I.

«Quando si vorrà fare il processo alle dottrine dei gesuiti, si dovrà pur farlo a quelle della Chiesa cattolica.» Queste parole, rivolte da Enrico IV di Francia, or son già più di tre secoli, alla deputazione del parlamento parigino, contengono una verità storica evidentemente dimostrata.

giovedì 10 novembre 2016

LA REGOLA FILOSOFICA DI SUA SANTITÀ LEONE P. P. XIII. PROPOSTA NELLA ENCICLICA AETERNI PATRIS (V) [1]

R.P. Giovanni Cornoldi d.C.d.G.

La Civiltà Cattolica anno XXX, serie X, vol. XII (fasc. 707, 25 novembre 1879), Firenze 1879 pag. 529-547.

IV.

Seguita dei conseguenti

L'esecuzione della Regola Filosofica

Il Santo Padre Leone XIII comunicò a tutti i Vescovi della Chiesa l'idea dell'insegnamento filosofico cristiano. Ciò fu necessario; ma non è tutto. Per certo fu gran cosa che Michelangelo abbia concepita l'idea della statua del Mosè, nè questa avrebbe avuto l'essere senza l'esemplare ideale; ma ciò che sopra tutto importava era l'attuazione nel marmo dell'idea stessa. La società non può essere guarita colle sole idee dei rimedii acconci a ridonarle la sanità; sì dalla applicazione dei rimedii. Per la quale cosa il medesimo Santo Padre eccitò i Vescovi e, per essi, tutti quelli che sono sotto la loro giurisdizione, a porre i mezzi opportuni per incarnare nel fatto l'ideato filosofico insegnamento. Quindi essi certamente con ogni studio, costanza, lealtà, franchezza e fortezza si adopreranno a tale scopo. Dicevamo studio, perchè dalle cose discorse ben si vede che non è cosa leggiera ordinare l'insegnamento della cristiana filosofia, ma grave ed intricata: costanza, perchè, qualora que' che debbono invigilare chiudano o torcano l'occhio, naturalmente l'insegnamento si guasterà; lealtà, perchè questi non debbono aggiustare l'idea del Papa alla propria, alterandola e mutandola, ma viceversa la propria a quella del Papa: franchezza, perchè se per ciò fare fosse necessario opporsi ad una tal quale pubblica opinione, comechè falsa, l'umano riguardo, anche in persone altolocate e per dignità eccellenti, si risente: finalmente fortezza, mercecchè avvisiamo che assai spesso si richiederà più forza per togliere i moderni pregiudizii in fatto di scienza e per usare tutti que' mezzi che sono necessarii ad eseguire la Regola Filosofica, di quello che sia a compiere imprese che paiono grandi e di difficile riuscimento nell'ordine fisico o materiale.

venerdì 28 ottobre 2016

LA REGOLA FILOSOFICA DI SUA SANTITÀ LEONE P. P. XIII. PROPOSTA NELLA ENCICLICA AETERNI PATRIS (IV) [1]

R.P. Giovanni Cornoldi d.C.d.G.

La Civiltà Cattolica anno XXX, serie X, vol. XII (fasc. 708, 6 novembre 1879), Firenze 1879 pag. 425-443.

Seguita dei conseguenti

L'uomo non è atto al faticoso travaglio esterno se nel suo interno non sia ben disposto. Il difetto della conveniente armonia nell'umano organismo e il contrasto delle facoltà, onde derivano le operazioni, lo rende malaticcio, debole, incapace di operare con energia e costanza. Così una società, prima di pensare ad esterne conquiste o difese contro assalitori stranieri, debbe studiarsi di avere in sè stessa ordine, unione di cuori, consonanza di principii: altramente, più che gli esterni nemici, potranno stremarla e discioglierla le sue stesse infermità intestine. E poichè è impossibile che ci sia unione sincera e stabile nell'errore, e se la ci fosse sarebbe il massimo danno, mercè che i socii in tal caso camminerebbono nelle tenebre, così la verità deve presiedere quale guida dei socii nel tendere armonicamente al fine comune.

venerdì 21 ottobre 2016

LA REGOLA FILOSOFICA DI SUA SANTITÀ LEONE P. P. XIII, PROPOSTA NELLA ENCICLICA AETERNI PATRIS (III) [1]

R.P. Giovanni Cornoldi d.C.d.G.

La Civiltà Cattolica anno XXX, serie X, vol. XII (fasc. 705, 22 ottobre 1879), Firenze 1879 pag. 272-290.

III.

I conseguenti

Mettiamo mano al terzo articolo di quel Commentario che ci siam proposti di fare sopra la Regola Filosofica che ci viene data dalla Santità di Papa Leone XIII nella stupenda sua Enciclica Aeterni. Patris, e trattiamo dei conseguenti. Quali saranno i conseguenti di questa Ordinazione della Sede Apostolica? Qualche lettore forse farà qui un risolino di scherno, quasi noi volessimo pigliare un'aria profetica sopra gli umani eventi futuri; cosa poco filosofica e che di leggieri fa perdere il credito (e l'abbiam veduto a' nostri dì assai bene) a chi non ha veramente un lume tutto proprio dall'alto. Ma se a prevedere gli umani eventi, conoscendoli in sè medesimi o con assoluta certezza, prima che avvengano, si richiede uno straordinario lume, nondimeno a prevederli con grande probabilità o con certezza morale, per cognizione derivata dalle cause fisicamente ed assolutamente non con loro connesse, assai spesso basta il lume naturale di ragione. Se tu porgi cibo squisito ad un affamato, non potrai tu predire ch'ei lo mangerà? Eppure ei farà ciò con piena libertà, di guisa che potrebbe non farlo. Così con morale certezza possiamo predire gli atti ove pravi, ove virtuosi di coloro che sono gagliardamente inclinati dall'abito del vizio o della virtù. Per[ci]ò quell'adolescens iuxta viam suam etiam cum senuerit non recedet ab ea, alla filosofica ragione sembra chiaro, ed esser deve uno stimolo efficace a dare a' giovanetti buona istruzione ed educazione. [Prov. XXII, 6: «Il giovinetto, presa che ha la sua strada, non se ne allontanerà nemmeno quando sarà invecchiato.» Mons. Antonio Martini così commenta: «Volgasi egli (il giovinetto) al bene od al male, non saprà più, nè vorrà cangiar di costume neppur nella età avanzata. Errano adunque quei genitori, i quali lascian (come suol dirsi) la briglia sul collo de' giovanetti sperando di correggerli, quando saran cresciuti d'età: e frattanto fortificandosi ogni dì la prava consuetudine si riducono ad essere incorriggibili.» N.d.R.] Da tutto ciò possiamo inferire che il predire gli atti umani, considerando l'indole e la disposizione del principio onde derivano, è faccenda tutt'altro che aliena dal filosofo; anzi a lui specialmente appartiene, perchè a lui spetta scender dalle cause agli effetti, dagli antecedenti ai conseguenti. Ma entriamo in carreggiata. Anzi tutto consideriamo quale dovrà essere l'atteggiamento dei dotti, degli scienziati, dei filosofi innanzi a questo documento della Sede Apostolica. Di cotesti parliamo, perchè il volgo, che agli studii non volge l'animo, o i letterati, che di belle lettere solo si dilettano, naturalmente non si daranno gran fatto pensiero della Regola filosofica del Santo Padre, oppure ripeteranno il giudizio di quei tra i primi che loro sono maggiormente congiunti col vincolo dell'amicizia o alla cui autorità sono avvezzi a deferire. Que' che sopra dicevamo in varie classi debbonsi dividere, e di queste classi abbiamo noi a ragionare partitamente.

venerdì 14 ottobre 2016

LA REGOLA FILOSOFICA DI SUA SANTITÀ LEONE P. P. XIII. PROPOSTA NELLA ENCICLICA AETERNI PATRIS (II) [1]

R.P. Giovanni Cornoldi d.C.d.G.

La Civiltà Cattolica anno XXX, serie X, vol. XII (fasc. 704, 9 ottobre 1879), Firenze 1879 pag. 165-183.

II.

La Regola Filosofica considerata in sè stessa

La sentenza del giudice non piace a' colpevoli e la rabbia di questi contro di quello è in proporzione della loro malizia. Inoltre per quell'inclinazione ch'è figliuola del primo peccato, per la quale nitimur in vetitum, [«Nitimur in vetitum semper cupimusque negata. — Bramiamo sempre ciò che è vietato, e desideriamo ciò che ci è negato.» Ovidio, Amores l. III. N.d.R.] l'uomo, comechè di buona volontà, deve, più o meno, combattere con sè stesso e vincersi a portare il giogo della legge che infrena la sua libertà morale, specialmente se avvenga che gli sia imposto di lasciare un sentiero in cui da prima si dilettava, e batterne altro che non gli andava a talento. Questa considerazione ci conduce a distinguere due classi di persone alle quali ci conviene avere uno speciale riguardo, discorrendo sopra la Enciclica. La prima è degli avversarii colpevoli e dichiarati della Sede Apostolica, i quali infuriano contro la Enciclica e contro Leone, dobbiamo pur dirlo, da dissennati, mostrando di non intendere ciò che dicono. La seconda è degli uomini dotti, ossequenti alla Sede Apostolica, cattolici sinceri, eziandio uomini di Chiesa; la via battuta dai quali nello insegnamento filosofico, non era propriamente quella che ora ci addita Papa Leone. Quelli voglionsi, se la cosa è fattibile, tornare in cervello; questi confortare: e tutto ciò si può ottenere con un mezzo assai semplice, ch'è considerare la Regola Filosofica in sè stessa, nella sua portata, senza svisarla con interpretazioni talvolta inconsulte, talvolta indiscrete e bistorte, che le si danno da molti, e per le quali appunto essa viene in dispetto, o sembra inopportuna e soverchiamente gravosa.

venerdì 7 ottobre 2016

LA REGOLA FILOSOFICA DI SUA SANTITÀ LEONE P. P. XIII. PROPOSTA NELLA ENCICLICA AETERNI PATRIS (I)

R.P. Giovanni Cornoldi d.C.d.G.

La Civiltà Cattolica anno XXX, serie X, vol. XI (fasc. 702, 9 settembre 1879), Firenze 1879 pag. 657-672.
Al tempo della quarta crociata, gli eserciti latini circondavano Costantinopoli dalla parte di terra; in quella parte che si specchia nel Bosforo combattevala l'armata veneziana. Grande era il valore di quegli eserciti: ma perchè non coordinato sapientemente da un abile duce, si stremava in vani attacchi; schiere d'eroi irrompevano contro le mura della greca città e s'infrangevano come onde frementi contro immobile rupe. La battaglia cangiò d'aspetto quando Enrico Dandolo, pressochè ottuagenario, Doge e condottiero dell'armata navale, montato in poppa della capitana, arringò i suoi e loro intimò la maniera che subito doveano tutti tenere nell'assaltare la città. Alla voce del valoroso vegliardo, tutte le navi veneziane accostaronsi alle mura e in un baleno, per usare la parola dello storico di Innocenzo III, in un baleno sbarcati i prodi conquistarono venticinque torri e sopra piantatavi la veneta bandiera, entrarono vincitori in Costantinopoli. Tant'è! Se la prudente ed opportuna parola di esperto capitano non incentri in unità di azione le forze tutte dei combattenti, queste disperdonsi, la guerra si prolunga, la baldanza dei nemici aumenta, diminuisce la speranza della vittoria, o almeno questa non si può vedere che in lontananza.

mercoledì 28 settembre 2016

LA NUOVA CULTURA DEL CLERO

La Civiltà Cattolica

anno 57°, vol. III (fasc. 1347, 24 luglio 1906), Roma 1906 pag. 257-273.

I.

«Dopo tanti secoli noi siamo ancora pregni di pensiero babilonese e di vita romana». Con questa frase pittoresca ci viene colorito, anzi ritratto in vivace rilievo, il lato storico e critico delta cultura nuova, mostrandocene in lontananza e quasi in iscorcio la vecchia origine: perchè «Babilonia inventando la scienza astronomica, conquistò il tempo e creò la storia umana: i Romani formando la scienza giuridica, resero possibile la civiltà».

mercoledì 21 settembre 2016

SE LA PERSONALITÀ ABBIA A TEMER DALLA CHIESA.

R.P. Matteo Liberatore d.C.d.G.

La Civiltà Cattolica anno I, vol. II, Napoli 1850 pag. 509-531.
Che il Cristianesimo abbia affrancato l'umano individuo dall'oppressivo servaggio onde l'onnipotenza dello Stato schiacciavalo nel paganesimo, sembrami non potersi recare in dubbio da chiunque con riposato animo contempli le cose da noi discorse nell'articolo precedente [1]. Nel duplice ordine, ideale e reale, la luce sparsa dal Vangelo scoprì un orizzonte fino ad allora sconosciuto, e manifestò in tutta la sua serenità e purezza un cielo nuovo ed una terra nuova [2]. La personalità umana ristorata dall'idea della divina adozione esultò di novella giovinezza, e della recente sua vita informando i concetti che ad essa si riferivano rinnovellò ogni cosa [3]. Nè le mancaron presidî concreti ed operosi, stante l'autorità della Chiesa che venne a costituirsi in faccia allo Stato, assicurandola praticamente dagli assalti della potenza del secolo.

mercoledì 14 settembre 2016

IL RESTAURO DELLA PERSONALITÀ UMANA PEL CRISTIANESIMO

R.P. Matteo Liberatore d.C.d.G.

La Civiltà Cattolica anno I, vol. II, Napoli 1850 pag. 361-376.

I.

Indagando i disordini del gentilesimo, che corrompendo a poco a poco i costumi li precipitarono finalmente in ogni sorta di vizî, li vedemmo assommarsi in due capi principalissimi, pei quali la ragione abbandonata a sè medesima non seppe altro produrre che una società schiava ed immonda. Il superbo colosso del pagano incivilimento, comechè abbarbagliasse i riguardanti col fulgor dell'oro e dell'argento, onde ornava il capo ed il petto, tuttavia terminavasi sozzamente in piedi di ferro e d'argilla. La voluttà e la forza, erano i due perni intorno a cui tutta giravasi quella bugiarda coltura, e se colla prima divenne ad abbrutire l'intelligenza spegnendo in essa il gusto morale dell'anima, riuscì coll'altra ad annientare la dignità personale dell'umano individuo schiacciandolo coll'onnipotenza dello Stato ed assorbendolo nell'ingorda voragine dell'interesse sociale [1].

mercoledì 7 settembre 2016

VALORE DEL RAZIONALISMO IN ORDINE ALLA CIVILTÀ

R.P. Matteo Liberatore d.C.d.G.

La Civiltà Cattolica anno I, vol. I, Napoli 1850 pag. 159-182.
Chi considera i danni, le sventure, i disastri che seco recano le violente rivoluzioni politiche, non sa finir di comprendere come possano esserci di quelli che con tranquillo animo le vagheggino, e volentieri vedrebbono la loro patria in quel turbine furioso ravvolta. Che una simile indifferenza si scorga in torbidi agitatori, nelle cui viscere un freddo egoismo abbia spento ogni senso di compassione o di patria carità; che si trovi in illusi sapienti cui uno stolido fatalismo faccia ravvisare in quelle scosse e nei guasti che l'accompagnano il corso indeclinabile d'una cieca necessità; pur pure, la cosa non ci stupisce gran fatto. Ma che uomini i quali ammettono la dipendenza degli eventi dal libero concorso dell'arbitrio umano, che ritengono tuttavia sentimenti di umanità e di amore, sieno nondimeno partecipi della medesima indifferenza e direi quasi stupidezza di cuore, questo è ciò che ingenera meraviglia.

sabato 27 agosto 2016

LE IMPOSTE

R.P. Matteo Liberatore d.C.d.G.

La Civiltà Cattolica anno XXXIX, serie XIII, vol. XII (fasc. 924, 3 dic. 1888), Roma 1888 pag. 656-670.
Solo tra gli Economisti, Enrico Storch ha negato che l'imposta sia materia della scienza economica. Egli scrisse: «L'analisi degli effetti dell'imposta sul prezzo delle merci e conseguentemente sulla loro produzione e sul loro consumo non entra nel giro dell'Economia politica; essa appartiene alla legislazione finanziaria, di cui forma uno degli oggetti più importanti [1].»

sabato 20 agosto 2016

IL PRINCIPIO ETERODOSSO È ABOLIZIONE DEL DIRITTO E DELL'UNITÀ SOCIALE (II).

R.P. Luigi Taparelli D'Azeglio d.C.d.G.

Da: Esame critico degli ordini rappresentativi nella società moderna, parte I., principii teorici, Roma 1851 pag. 46-59.
PARTE I.
PRINCIPII TEORICI DEI GOVERNI AMMODERNATI
CAPO I. — IL PRINCIPIO ETERODOSSO È ABOLIZIONE DEL DIRITTO E DELL'UNITÀ SOCIALE.[*] (§. II n° 61-74)
61. Dagli esempii fin qui accennati di principii morali foggiati o trasmutati arbitrariamente secondo il bisogno del momento nella nostra Penisola, sembrami risultare evidente con quanto nostro danno corriam pur troppo anche noi Italiani per quel pendio d'intellettuale indipendenza che tende direttamente ad annullare ogni verità e per conseguenza ogni d[i]ritto sociale. Ben potrà sopravvivere, anche se volete in molti intelletti, qualche verità individuale, capace di rannodare socialmente i consenzienti: ma questo nodo, essendo puramente accidentale, e mancante di quel vincolo esterno che chiarisce autorevolmente il vero, non può dare al d[i]ritto l'evidenza del titolo, e per conseguenza neppur la forza del concorso sociale; potrà produrre delle fazioni ma non mai l'unità sociale. Mi spiego: altro è il d[i]ritto evidente socialmente, altro quello che parla nei penetrali della coscienza: siete conscio a voi medesimo d'aver ricevuto un prestito? la coscienza intima altamente il dover restituire. Ma se non foste quell'uom sì retto che io vi credo, e ricusaste la restituzione, il vostro creditore troverebbe egli la via di costringervi in giudizio? Certo che no, se non avesse usata la precauzione d'esigere da voi un'apoca [= un contratto N.d.R.] in iscritto. E perchè? perchè il vostro debito non essendo visibile alla società,  questa non potrebbe a lui congiungersi per costringervi all'adempimento. In questo caso per altro sarebbe legata almeno la vostra coscienza, la quale a dispetto vostro v'intimerebbe di pagare al vostro creditore; talchè formerebbe fra voi due una unità d'intelletto e di propensione ragionevole, lasciando sussister soltanto il dissentimento della passione. Ma quant'altri casi possono succedere e succedono realmente tutto giorno, in cui due litiganti si persuadono con ragioni contrarie e con tutta la lealtà d'uomini onesti a strapparsi scambievolmente di mano la materia litigiosa! In simil caso ogni ravvicinamento per individual propensione è divenuto impossibile; ed appunto per questo necessaria diviene a mantenere il consorzio civile l'autorità giudiziaria. Se questa vien meno,  verrà meno con essa l'unità sociale delle volontà mancandone la base, la sociale unità d'intelletto.